RECENSIONE ORICO NUOVO BOX per SSD M.2 SATA/NVME in Lega di Alluminio

Liupen

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Questa recensione è sul nuovo box per SSD in formato M.2 che ORICO ci ha inviato....mettiamolo alla prova!



Un box per SSD M.2 1594494864065.png può trasformare il vostro nuovo SSD in uno straordinario strumento: grande poco più di una pendrive USB, se connesso con dispositivi USB 3.1 Tipo-C, è capace di una velocità di trasferimento* dati di circa 900 MB/s! Tre volte la velocità della migliore pendrive USB e quasi quanto il vostro M.2 NVMe collegato alla mainboard del PC...ok esagero :asd
*con M.2 NVMe PCIe 3.0 x4

A casa per la vostra libreria multimediale, o al lavoro per avere la vostra banca dati sempre con voi, questo strumento rappresenta lo storage portable per eccellenza!

Ma vediamo cosa distingue questo modello ORICO M2PJM-C3 dagli altri modelli già recensiti e rispetto ai molti modelli presenti sul mercato IT.


La caratteristica più importante di questo dispositivo e la sua compatibilità sia con SSD M.2 di tipo NVMe sia con SSD M.2 di tipo SATA.
Questa dualità offre la possibilità di avere un dispositivo più veloce di una pendrive USB di buon livello, installando un SSD capiente (2 TB) di tipo SATA che sono più economici.


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L'unboxing ci fa capire che ORICO mantiene la qualità già notata in precedenza, con una completa serie di strumenti per il corretto montaggio e uso del dispositivo.

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Nella confezione sono presenti il box apribile, 2 cavetti (uno con terminale USB 3.1 Gen 2 "classico", ovvero il Type-A, ed uno per la connessione ultraveloce con terminale USB 3.1 Gen 2 Type-C capace di trasferimenti a 10 Gbit/s), sono presenti inoltre un cacciavite adatto alle numerose viti messe a disposizione, sia per chiudere il box, sia per fissare il nostro SSD M.2 al pcb; un pad termoconduttore anonimo viene fornito per essere montato tra scocca ed SSD. Nella scatola, oltre al foglietto di ringraziamento ed invito a visitare i diversi canali ORICO, è presente un foglietto illustrativo di montaggio, molto preciso (EN).
Sul "molto preciso", come si vedrà, ho parecchio da dire ...:frusta
L'assemblaggio è in questo caso, veramente molto semplice e, appunto, non richiede strumenti esterni, perchè con il cacciavite in dotazione si è completamente autonomi.

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Mi sono permesso di completare il tutto con il punto 5 (montaggio del pad termoconduttore) fase completamente trascurata.
Prima di iniziare con i test, vediamo com'è fatto.

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La scocca del box è in lega di alluminio, e differentemente dal modello ORICO PVM2 già recensito, presenta una maggiore superficie dissipante essendo più grande e con alette sulla parte superiore.

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La scocca viene chiusa con una vite, ciò rende il dispositivo robusto a fronte di sollecitazioni intense. Non è ermetico quindi occhio!

Il bridge RTL9210PD di Realtek offre - dice il produttore - prestazioni ad altissima velocità con valori di lettura / scrittura superiori a 1 GB / s. Integra una funzionalità Power Delivery 3.0 comprovata sul mercato, una modalità a bassissima potenza (12,5 mW) per prevenire il surriscaldamento e un'architettura di progettazione flessibile basata su MIPS per garantire la migliore compatibilità con varie piattaforme e SSD PCIe.
RTL9210 è la soluzione bridge da USB3.1 Gen2 a PCIe3.0 più competitiva e con il minor consumo energetico oggi sul mercato.

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Tre sono dunque i pregi di questo chipset: la dualità nell'essere compatibile con SSD di tipo sia SATA che NVMe, la funzionalità di bassa potenza che il chipset attua automaticamente dopo 10 minuti di inattività ed infine il consumo ridotto di energia.

Durante l'uso, una luce azzurra, segnala il collegamento dell'SSD ad un PC o altro device; la luce si mette a lampeggiare durante il trasferimento di dati.

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Passiamo ora a verificare le prestazioni di questo nuovo box Orico, in relazione a velocità attese e soprattutto dispersione del calore (sappiamo che il surriscaldamento del controller di questi SSD M.2 rappresenta un grosso problema, sia per le prestazioni che per la nostra sicurezza, dato che non vogliamo scottarci).

L'SSD di prova è un Samsung 970 EVO da 500GB quindi capace di offrire già le massime capacità per SSD NVMe PCIe 3.0 e nello stesso tempo, essere uno degli SSD più "caldi" sul mercato.

I software di test utilizzati, sono quelli più famosi: ATTO Benchmark, AS SSD, Crystaldiskmark, con un test finale di copia di file misurati utilizzando DiskBench.
Mi è venuta l'idea inoltre di confrontare i risultati ottenuti con il modello ORICO PVM2 che ho ancora in casa ...vediamo se il controller Realtek si dimostra migliore in velocità e se il box è più "fresco" e maneggevole nell'uso quotidiano :sisi
 
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Non è stato facile, ed il perchè lo vedrete subito. :sisi

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Il primo software utilizzato è ATTO Benchmark, un programma che crea file di test compressi attraverso i quali è possibile vedere le massime capacità di scrittura e lettura:
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Il primo bench con collegamento USB 3.0 ( USB 3.2 Gen 1) Type A, la seconda utilizzando USB 3.1 (USB 3.2 Gen 2) con un transfer rate fino a 10 Gbit/s = 1.21 GB/s

Ho iniziato ad avere fin da subito cali prestazionali e disconnessioni del dispositivo.
In particolare, proprio ATTO Benchmark portava a questa inevitabile conclusione (vedete dai risultati, ma vi assicuro che era una sofferenza assistere al disconnettersi repentino dell'ssd senza capire il perchè).
ATTO, come detto, è un software molto impegnativo e l'unico motivo - oltre ad un difetto del prodotto - che può portare ad un freeze, è la riduzione delle prestazioni per thermal throttling (TT=protezione contro le alte temperature).
Mi sono messo quindi ad indagare. Innanzitutto sono 2 i componenti che si scaldano all'interno del box: il bridge Realtek e il controller Phoenix dell'SSD Samsung.
Utilizzando la termocamera che HWReload ha in dotazione ho appurato, togliendo il pcb dal box, che è il controller dell'SSD l'indiziato principale, poichè si avvicina maggiormente alla soglia di funzionamento.
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Il problema era dunque nella componente di dissipazione del controller :think

Mi è venuto subito il dubbio di aver assemblato male il dispositivo, quindi sono andato a cercare delle immagini e istruzioni.
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Il libretto di istruzioni ed il sito non riportano come mettere il pad termoconduttivo. Una foto fa da guida e così ho una certezza di aver assemblato correttamente il dispositivo.
Mi sono però accorto di 2 cose importanti che inficiano lo scambio termico e che dunque erano causa di eccessiva temperatura del controller dell'SSD.
La prima è che il box è troppo grande e, nonostante il pad termico incollato alla superficie del box, non c'è poi contatto tra pad e SSD/contoller.
La seconda cosa è che la superficie del box alettata (quindi quella più dissipante) è dalla parte opposta a quella del Controller dell'SSD e sopratutto non c'è alcuna trasmissione conduttiva. Ciò deve creare una camera d'aria rovente all'interno del box che manda in TT l'SSD con carichi ingenti. La logica veniva in mio soccorso, visto che il box durante il test manteneva una temperatura relativamente bassa, segno che i più dei 70 °C del controller non venendo dissipati a dovere, rimanevano all'interno, intiepidendo appena il box.
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Dunque un problema di spessore del pad termoconduttivo ed uno di progettazione.
Sostituito il pad anonimo fornito con un pad termoconduttivo di maggiore spessore e dalle migliori qualità di trasmissione del calore (rirgrazio @Kelion per la dritta), i risultati si sono stabilizzati.
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Ecco il test definitivo con ATTO Benchmark:
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Il secondo benchmark è studiato per mettere alla prova specificatamente gli SSD; si tratta di AS SSD:

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Il nome con cui AS SSD identifica il driver del controller Realtek, ci ricorda che questi fa uso dell'algoritmo (protocollo) UASP, una funzione compatibile con il Sistema Operativo, che principalmente abilita l'accodamento dei comandi, come farebbero le connessioni "interne" SATA e NVMe, elimina l'overhead del software per le fasi di comando SCSI (cioè snellisce alcune informazioni come le istruzioni di compressione/decompressione che accompagnano i dati utente), ed infine abilita l'operazione TRIM (UNMAP nella terminologia SCSI) per gli SSD, cosa essenziale per mantenere il dispositivo reattivo nel tempo.

Prendiamo Infine il notissimo software Crystaldiskmark, nella versione ultima, la 7, con una variazione dei parametri al secondo test per impostare un file di bemch in sequenziale di dimensione appena maggiore:
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Come prestazioni complessive possiamo dire che ci siamo: in sequenziale il bench riportano sia in lettura che in scrittura, valori prossimi o che superano 1,0 GB/s (oltre 7,4 Gibit/s). Guardando, nei bench, le prestazioni casuali, si potrebbe dire che questo dispositivo USB è reattivo quanto un SSD SATA collegato internamente.


Per avere le reali prestazioni di ORICO M2PJM-C3, occorre però copiarci dei file dentro :sisi

Ho creato 2 tipi di file di test. Il primo è una cartella di documenti misti tra file di office di qualche KB o pdf di pochi MB.
Il secondo file è invece un .avi da 5 GB ovvero il classico file grande compresso.
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Utilizzando il software Diskbench è possibile misurare tempo di trasferimento e velocità.
Per non avere alcun collo di bottiglia, i file di test sono entrambe su un Samsung 970 evo da 1TB collegato alla porta interna della mainboard.
new - test A.JPG new - test B.JPG

Una cartella di piccoli file misti è stata scritta con una media di ca 38 MB/s in perfetta linea con le prestazioni che si avrebbe trasferendo la stessa cartella in un SSD SATA interno.
Buona la velocità di trasferimento del grande file compresso da 5 GB che è stato copiato con una velocità di ca 750 MB/s ... ok, non si fà troppo i puntigliosi, non sono i 900 MB/s attesi, ma rimangono 5 GB copiati in meno di 7 secondi!

Ancora due aspetti da prendere in considerazione: il calore ed il consumo energetico.
Con l'utilizzo del pad termoconduttivo Gelid sp 1,5mm da 12 W/mk. il lato inferiore dove viene trasmesso il calore del controller dell'SSD (il Samsung 970 evo raggiunge più di 70°C), dopo uno stress test di 5 minuti, raggiunge la temperatura di 50°C
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Non è intoccabile ma sicuramente abbastanza caldo da dover fare attenzione.
Come detto sopra, la superficie alettata superiore si mantiene a poco più della temperatura ambiente.

Riguardo il consumo di energia, in connessione USB 3.0 tipo A in stress test, dopo 1 minuto:
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Una tensione costante nominale di 5V, un assorbimento bassissimo di appena 0.06 A per complessivi (dopo 1 minuto appunto) 3 mAh (milliampereora)...veramente basso.


CONCLUSIONI

Le conclusioni mi portano a dire che il prodotto è valido dal punto di vista delle prestazioni che il bridge Realtek consente di raggiungere agli SSD installati, ma ORICO dovrebbe curare maggiormente le istruzioni di assemblaggio. Sicuramente sarebbe da fornire un pad temoconduttivo di maggior spessore e qualità.

Indicato l'utilizzo con laptop considerato il bassissimo uso di energia del bridge Realtek e che ORICO è riuscita a realizzare con questo modello di SSD enclosure.


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Ringrazio Judy, Regional Marketing Manager to ORICO Technologies Co.ltd per averci offerto l'opportunità di recensire questo prodotto.

La riproduzione o l'utilizzo di questa recensione è riservata, secondo la legislazione sui diritti d'autore. E' consentita la copia purché si citi la fonte.
 
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Come anticipato, ho pensato di confrontare questo prodotto M2PJM-C3 con il modello ORICO PVM2 (PCM2-C3)

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Una specie di scontro in casa tra dispositivi apparentemente simili, ma diversi nel controller e nella modalità di dissipazione.


Il primo aspetto di confronto è quello estetico; Personalmente trovo il più piccolo Orico PCM2-C3 più armonico e discreto con il suo alluminio spazzolato e la fine decorazione lucida perimetrale... ma ovviamente i giudizi di carattere estetico sono molto soggettivi.


Iniziamo con le prestazioni:

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Enorme è la differenza prestazionale di un ssd nvme pcie 3.0 x4 collegato direttamente alla mainboard, ce lo aspettavamo :sisi specie nelle prestazioni sequenziali.
Il perchè è presto detto: il collegamento pcie permette al controller di scrivere o leggere parallelamente con un bandwidth di 32 Gbit/s, mentre un collegamento USB 3.0 permette una velocità 1/3 più bassa anche con algoritmi di compressione diversi che appunto tolgono bandwidth.

Come si può vedere il limite dei 5 Gbit/s della USB 3.0 (tipo A) che corrisponde ai 600 MB/s, viene raggiunta (evidentemente 465 MB/s è il limite fisico della porta USB 3.0 che ho usato.

Il confronto fra il box (ovviamente con il medesimo SSD M.2 nvme dentro) precedente: Orico PCM2-C3, ed il nuovo box SSD m.2 enclosure Orico M2PJM-C3 è sostanzialmente alla pari.

Con la stessa procedura di confronto già utilizzata, vediamo come si comportano i due modelli per quanto riguarda la velocità di copia reale:

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Quì si nota un certo scostamento nel comportamento dei due controller dei box.
Il vecchio modello PCM2-C3 più reattivo nella copia dei piccoli file (quindi costante nelle prestazioni) mentre il nuovo modello di M.2 SSD enclosure M2PJM-C3 decisamente più veloce nel trasferimento di grandi file compressi...cosa molto più interessante per un dispositivo dedicato allo storage!


Ancora possiamo esaminare l'assorbimento energetico dei due dispositivi:

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Il bridge RTL9210PD di Realtek del nuovo M2PJM-C3 ci dà quello che promette. Bassi assorbimenti di energia sia in IDLE sia durante il suo funzionamento operativo... chapeau!


Infine, un po il tasto dolente di tutti questi dispositivi, ovvero la dispersione del calore:

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Decisamente migliorato la sensazione tattile del nuovo dispositivo M2PJM-C3 che si presenta di almeno 6-7°C meno caldo, anche se - come già illustrato - questo fatto è dovuto ad una inefficiente dispersione del calore con, purtroppo relativi problemi di thermal throttling dell'SSD interno.


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Ringrazio Judy, Regional Marketing Manager to ORICO Technologies Co.ltd per averci offerto l'opportunità di recensire questo prodotto.

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Esiste la cucina destrutturata e i piatti scomposti, ebbene io ho pensato di destrutturare questo box per crearne uno migliore ....come?!!

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Nella struttura di questo oggetto il principale problema è la mancata aderenza tra pad termoconduttivo incollato alla scocca liscia inferiore del box e l'SSD che è montato rivolto verso il basso ovvero con il controller a faccia in giù.
Una volta sostituito il pad (il costo è irrisorio) con uno più spesso e, magari migliore, la trasmittanza termica tra SSD e piastra in lega di alluminio, funziona e porta il controller a temperature al di sotto del thermal throttling.

In questa situazione, come visto sopra, la dispersione di calore potrebbe essere migliorata, infatti la parte di scocca superiore alettata non lavora, poichè non c'è contatto tra pcb - sul quale giace il bridge Realtek, e il metallo. In quel punto abbiamo una cassa d'aria caldissima dovuta al calore del controller dell'ssd che è a faccia in giù (ma il calore sale...è noto), e del bridge Realtek che comunque i 60°C li raggiunge. Questa aria calda, trasmette inefficacemente il calore alla scocca.

Ho pensato allora di sfruttare la superficie alettata del box per dissipare il calore prodotto dal controller dell'SSD M.2.
Si tratta di una cosa più difficile a dirsi che a farsi... in pratica ho preso il pcb del box enclosure e ....l'ho montato al contrario :sisi mettendo un pad (buono) da 1,5 mm incollato su entrambe le facciate interne del box:

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I risultati sperimentali di dissipazione del calore, mi danno ragione:


FWE_1.jpg
Ora tutto il box disperde calore quasi uniformemente e la temperatura permette di maneggiare il dispositivo in tutta sicurezza.

Una rinuncia purtroppo ho dovuto farla, il led blu scompare dentro il box, un sacrificio necessario.
 
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Si potrebbe fare un nuovo buco con il trapano per vedere nuovamente il led! :) ...e chiudere magari il buco vecchio con del silicone nero!

Ottima recensione, ma manca solo una cosa: "Il prodotto viene proposto in vendita a..." :)
 

Liupen

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