GUIDA Cose da sapere prima di acquistare un monitor

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28 Ottobre 2018
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Abbiamo parlato dei principali tipi di pannelli LCD retroilluminati a LED presenti nei nostri monitor. Sicuramente per molti utenti è stato utile per capire le maggiori differenze e gli ambiti d'uso di questi pannelli, ma tanti sono i dubbi che attanagliano gli acquirenti quando si tratta di scegliere lo schermo giusto per sé.

Sarebbe logico pensare che le domande più frequenti tra i neofiti di questo mondo siano inerenti ai modelli specifici, quelli a cui bisogna mirare quando si cerca un top di gamma per ogni categoria (e ben delineati nella nostra guida ai monitor). Eppure molto spesso chi cerca un monitor deve prima capire di quale categoria di monitor ha bisogno.



Anche voi non sapreste da dove partire per cercare lo schermo più adatto alle vostre esigenze? Leggete sigle e numeri assimilabili a geroglifici senza capirci molto e volete alcuni chiarimenti? Siete fortunati, perché è proprio l'obiettivo di questo articolo: cercare di dare un quadro generale su cosa sia importante e cosa no per ogni tipologia di utente e, come la settimana scorsa, oltre a spiegare diversi concetti, sfateremo dei miti troppo ricorrenti.


Cosa cercano i veri gamer

Cos'è un videogiocatore
Iniziamo subito col dire che, se ogni tipo di utente è diverso, all'interno della categoria dei giocatori rientrano sottogruppi infiniti e a loro volta tutti i videogamer sono differenti, per i titoli che prediligono, per lo stile che adottano o semplicemente per gusti personali.

In linea di massima però sono sempre le stesse caratteristiche che fanno di uno schermo un vero monitor da gioco: il lag, il refresh rate, la presenza o meno di un Adaptive Sync e varie feature accessorie, non fondamentali ma che migliorano sicuramente l'esperienza di gioco.


Il tempo di risposta è importante… giusto?

Partiamo con un punto dolente, perché questo è uno dei luoghi comuni più grandi nel mondo dei monitor: il tempo di risposta. Non è affatto importante nel gaming come molti pensano (quello è l'input lag, di cui parleremo più avanti nell'articolo). Per definizione, il response time è il tempo impiegato da un pixel a cambiare colore. Il modo in cui ciò avviene è stato in parte spiegato nello scorso articolo e, avendolo letto, è facile comprendere come questa definizione sia volubile: chiunque si chiederebbe "ma da quale colore a quale deve cambiare"?

Purtroppo non esiste uno standard nell'industria dei monitor a riguardo, ma uno dei valori più comuni è il tempo di risposta BtB, ovvero "Black to Black". Ciò indica, in millisecondi, il tempo che il pixel impiega, da spento, ad arrivare al bianco e poi tornare a spegnersi. Molto comune è anche il tempo di risposta GtG, ovvero "Gray to Gray". Questo è decisamente più breve e indica solo una parte del percorso che il pixel compie.

Qual è fra questi due il tempo di risposta che si legge nelle specifiche dei monitor (1ms, 2ms, 5ms)? Nessuno dei due! I valori presenti nelle specifiche sono solo indicativi e, sotto approvazione di VESA, vengono attribuiti ad un monitor secondo delle tabelle, che però non rispecchiano il vero tempo di risposta GtG. Infatti, nessun monitor al mondo ha 1ms di response time e nemmeno 2ms. Sono valori, al giorno d'oggi, ancora inarrivabili nella realtà. Quando leggete "1ms di tempo di risposta", ovviamente GtG, significa solo che quel monitor rientra in una fascia che potremmo definire di livello 1, secondo standard arbitrari, che non sono molto validi, dato che tra un monitor che sulla carta ha 1ms di response time e uno che ne ha 2, la differenza non sussiste.

Perciò ricordatevi sempre di leggere una recensione dettagliata di un monitor per sapere il suo vero tempo di risposta. Un esempio? Osservate il tempo di risposta, calcolato nei nostri test, dell'Asus VG245H, uno dei monitor più veloci sul mercato. Secondo le specifiche ha 1 millisecondo di response time, eppure come potete vedere la situazione è ben diversa, così come per tutti i modelli di confronto provati:




Il vero valore da tenere a mente quando si è un videogiocatore è l'input lag. Cosa completamente diversa dal response time, questo valore è uno dei veri parametri attraverso quale si può giudicare il tempo che intercorre tra la pressione di un tasto o il movimento del mouse e l'effettiva riproduzione a schermo.

Più si è un giocatore accanito, o appassionato di FPS e racing games, o addirittura a livello competitivo, più un input lag basso fa la differenza. Ad ogni modo non è sempre utile scervellarsi per una differenza di 5ms di input lag: i problemi subentrano quando si sale sopra i 20ms e nella maggior parte dei casi avere 15-18ms di input lag andrà benissimo. Solo ai gamer più esigenti consiglieremmo di cercare tassativamente un monitor con input lag inferiore a 13ms.


Il refresh rate dev'essere alto e magari variabile

Come accennato all'inizio uno dei fattori fondamentali nel determinare le prestazioni di un monitor in gioco è il refresh rate, ovvero il numero massimo di fotogrammi che il pannello può processare in un secondo, misurati in Hertz (e non millihertz o megahertz come ho letto qualche volta).

Cosa accade se si eccede il valore del refresh rate con un frame rate più alto? In parole (molto) povere, il monitor non può processare così tante informazioni, così accavalla le immagini che arrivano dalla scheda grafica, mostrando più frame contemporaneamente. Questo effetto si chiama screen tearing:



Crediti: it.wikipedia.org

Dunque è sbagliato dire che con un monitor 60Hz si possono vedere al massimo 60 FPS e così via. È invece più corretto riassumere che il frame rate della scheda grafica verrà visto completamente dall'utente, ma con effetti diversi in base al refresh rate del monitor:
  • Se il frame rate supera il refresh rate, si ha tearing, che è tanto maggiore quanto aumenta la differenza tra i due valori sopra citati
  • Se il frame rate è molto inferiore non accade nulla in particolare, ma nel caso di un 144Hz non state sfruttando il vostro monitor e nel caso di un 60Hz avrete probabilmente 20-30 FPS, il che è negativo di per sé, a prescindere dalla frequenza di aggiornamento del monitor
  • Il caso perfetto si ha quando refresh rate e frame rate sono identici
Quest'ultima ipotesi è difficilmente realizzabile, per questo sono state sviluppate le tecnologie di refresh rate adattivo, o variabile, sotto il nome di G-Sync per Nvidia e FreeSync per AMD.

Innanzitutto, non è vera l'equazione che 30FPS con G-Sync o FreeSync siano come 60FPS e così via. Il fatto è che sono due esperienze completamente diverse, perché i refresh rate variabili rendono il tutto più fluido, eliminando tearing e stuttering, ma allo stesso tempo aumentano la latenza totale mentre si gioca, creando input lag. Perciò, se per la maggior parte degli utenti sono molto utili e migliorano l'esperienza di gioco, è anche vero che in titoli che richiedono un input lag minimo possono avere delle controindicazioni.

Per questo motivo molti giocatori a livello competitivo non hanno un monitor con tale tecnologia, ma hanno un semplice monitor 144 Hz (o addirittura 240 Hz, al giorno d'oggi).

Una tecnologia che sta prendendo piede da circa un anno a questa parte si chiama retroilluminazione strobo. Il nome spiega già tutto: la retroilluminazione a LED dei monitor odierni viene forzata a funzionare come se fosse la retroilluminazione dei vecchi monitor a tubo catodico. In quel caso la luce non era continua, ma veniva accesa e spenta continuamente.

Ciò portava a un maggior affaticamento degli occhi (da qui derivava anche uno dei problemi di tali pannelli: i danni causati alla vista), ma consentiva di avere un input lag e un refresh rate ottimi, che nessun monitor LCD di oggi saprebbe eguagliare. Lo scopo di una retroilluminazione strobo moderna è proprio questo e i risultati sono davvero molto promettenti, sebbene ancora oggi la maggior parte dei monitor con tale tecnologia non permetta di combinarla con il G-Sync.

Non dimentichiamoci anche di tutto il comparto di feature come quelle dedicate alla salvaguardia della vista: flicker free e low blue light (o eye saver, in base al produttore) in primis. Molto utili anche le funzioni integrate in Gameplus hotkey di alcuni monitor Asus, come una serie di mirini ottici integrati, contatori di FPS e timer.


L'overdrive è uno specchietto per le allodole

L'overdrive, spesso mascherato con nomi e sigle dalla dubbia utilità a seconda della marca di monitor, non è altro che una funzione che permette di forzare il pannello, facendolo lavorare più velocemente, diminuendo così il tempo di risposta. Come abbiamo visto, il tempo di risposta non è importante come si crede in gaming, dunque l'unica utilità viene meno.

Al contrario, tutti i suoi punti deboli non sono da poco: a partire da effetti indesiderati come inverse ghosting e frame skipping, fino ad arrivare a vere e proprie modifiche della gamma cromatica del monitor, che ovviamente non sono un bello spettacolo. Il nostro consiglio è quello di tenerlo disattivato se possibile, o al massimo impostato su "low" o "normal", in base allo spettro di impostazioni possibili che avete nel monitor.

La luminanza e la luminosità sono cose diverse
Per quanto riguarda l'ambito professionale, sia fotografico che di produzione cinematografica, le caratteristiche che contano di più si possono trovare solo nelle recensioni, dato che le specifiche non solo danno dei valori approssimativi, ma non contengono nemmeno tutti i dati utili a chi fa del monitor una parte fondamentale del proprio lavoro.




Partiamo dalla luminanza. Non fatevi trarre in inganno, non è un modo errato di dire luminosità, ma si riferisce proprio ad un altro valore: la luminanza è infatti una grandezza vettoriale che viene definita dal rapporto tra l'intensità luminosa (candele nel caso del Sistema Internazionale) e la superficie che la emette. Perciò, il valore di candele su metri quadri (cd/m2) che leggete nelle specifiche si riferisce in realtà alla luminanza e non alla luminosità.

Nel mondo dei monitor, nella terminologia comune a molte recensioni, si usa la luminanza come sfera più ampia, nella quale si fanno ricadere la luminosità minima e massima, due grandezze dalle quali dipende un fattore importante: il contrasto.


Il contrasto in ambito professionale

Nonostante sia un valore molto noto, il contrasto importa poco ad un professionista o ad un semplice amatore della fotografia. Quello che conta lo vedremo in seguito, intanto definiamo il contrasto: è il rapporto tra il massimo livello di luminosità raggiungibile dal pannello con il colore bianco ed il minimo, raggiunto con i pixel neri. In entrambi i casi la retroilluminazione è attiva e questo viene definito contrasto statico. Esiste poi un altro valore, detto contrasto dinamico, che include un range più ampio: calcola il rapporto tra il massimo livello di retroilluminazione con il bianco e la retroilluminazione minima con il nero. Per questo il contrasto dinamico è sempre molto più ampio.

Dunque, quale bisogna considerare? Sempre e solo il contrasto statico, in quanto quello dinamico vale tanto quanto il tempo di risposta o l'overdrive: nulla. Le reali prestazioni del monitor in quanto a contrasto vengono delineate dal rapporto di contrasto statico, che nelle specifiche è di 1000:1 nei TN e negli IPS, mentre va dai 2000:1 a 5000:1 in base al tipo di pannello VA. Queste cifre sono accurate? Come sempre accade nelle specifiche, assolutamente no. Anche in questo caso vi consigliamo di leggere le recensioni per capire quale monitor tra quelli che volete prendere abbia un contrasto statico migliore.


Gamma e Gamut non sono la stessa cosa

Quando si cerca un monitor con i migliori colori possibili bisogna capire una cosa: esistono degli standard mondiali che si basano su un assunto specifico, ovvero quello secondo il quale un professionista cerca i colori più vicini al reale. Per questo, quando mi viene detto che un monitor che ho consigliato ha colori meno belli di un altro visto da un utente con i propri occhi, non posso che sorridere. Chi conosce i monitor e ne consiglia parecchi, sa che non sta consigliando i monitor con colori più belli per l'utente (cosa impossibile dato che si tratterebbe di gusti personali), ma si basa solo su dati oggettivi derivati da una recensione, che indicano l'accuratezza cromatica del pannello.

Dunque come capisco quale monitor abbia i colori più accurati? Attraverso due valori importanti, che sono la gamma ed il gamut. Nonostante vengano scambiati spesso e qualcuno creda che siano la stessa cosa, gamma e gamut condividono solo la radice semantica, nient'altro.

  • La gamma (che sarebbe più corretto chiamare "correzione della gamma") è l'esponente della curva che mette in relazione il segnale d'ingresso con la luminanza emessa dal monitor. Calcolarla o usarla come base per calcolare contrasto e altri parametri è non poco complesso e anche entrare nel dettaglio sarebbe fuori luogo adesso. Vi basti sapere che al variare di questo valore – 2.2 è lo standard – varia la luminanza emessa dal monitor, cosicché con una gamma molto alta (2.4 ad esempio) i colori sembrino sbiaditi, mentre con una gamma bassa (1.8) l'immagine risulti eccessivamente cupa. Non fatevi ingannare: le opzioni "1.8", "2.2" o "2.4" nelle impostazioni del monitor non regolano affatto la gamma portandola esattamente a quel valore. Ancora una volta, fate affidamento alle recensioni per la migliore regolazione possibile della gamma nel vostro monitor.
  • Il gamut invece è il volume della parte di spazio di colore che il pannello del monitor è in grado di riprodurre. In sostanza, il gamut indica quanti colori possa mostrarvi il monitor in questione. Ad esempio un monitor con 99% di copertura di spazio sRGB può mostrare il 99% dei 16.78 milioni di colori disponibili nel suddetto spazio di colore. Un professionista punta spesso a monitor che coprono tutto lo spazio NTSC (100% sRGB = 72% NTSC) o Adobe RGB (100% Adobe RGB = 120% NTSC), ma – lo ripeteremo fino alla nausea – fate affidamento alle recensioni, dato che ogni monitor copre uno spazio di colore in modo diverso e in ambito lavorativo e professionale avere il 3% di colori in più fa la differenza.

Dopo aver definito la gamma di un monitor e la quantità di colori che può riprodurre, bisogna capire quanto questi due dati siano accurati. La deviazione dei valori ottenuti dai test rispetto agli standard da raggiungere indicano il DeltaE, ovvero la variazione di errore presente nel monitor. DeltaE è un nome generico, si può calcolare il DeltaE di qualsiasi dato, ma nel caso dei monitor interessano gli errori di due fattori, ovvero proprio la gamma ed il gamut.

L'errore della gamma deve essere il più basso possibile per non avere una luminanza errata durante la visione dei contenuti che ci interessano, in modo da poter vedere ogni dettaglio ed evitare un fastidioso effetto chiamato "image clipping", letteralmente "taglio dell'immagine". La traduzione letterale fa presagire di cosa si tratta: non è altro che la perdita di dettagli causata da una gamma troppo bassa – ad esempio quando non si vedono dei particolari neri in una zona buia dello schermo – o troppo alta, quando tutto è sbiadito e a stento si vedono piccoli dettagli.

Per quanto riguarda il DeltaE del gamut, la soglia dell'errore visibile è posta ad 1%. Sotto questa soglia il monitor può essere definito professionale. Superando il 3% di errore invece l'accuratezza cromatica ne risente non poco, rendendo un monitor sconsigliabile anche se si tratta di un prodotto orientato al gioco, dato che ad oggi esistono pannelli TN con un DeltaE che può essere paragonato a un IPS di fascia molto alta.

Se siete appassionati di film e serie tv non disperate: i monitor dedicati a voi ci sono. Mascherati da qualche feature o da un aspetto decisamente tamarro per piacere ai gamer, nascosti fra i monitor professionali o semplicemente poco conosciuti, gli schermi migliori per vedere un film – inutile nasconderlo – sono i VA. Un pannello VA ha come minimo un contrasto doppio o triplo rispetto ai più veloci TN e ai più accurati IPS.

Questo fattore è particolarmente utile nel caso in cui si prediligano ambientazioni horror o notturne: un alone di bleeding o glow nel mezzo di una schermata nera o blu rovina sicuramente l'atmosfera. Non essendoci una particolare necessità di prestazioni in gioco o di accuratezza cromatica perfetta (con le conseguenze di cui abbiamo parlato prima), qualsiasi pannello di medio livello – che potete trovare nella nostra guida mensile o che sia recensito positivamente – andrà bene. Ovviamente con un occhio di riguardo al contrasto, per i precedenti motivi.



In questo caso funzioni come il contrasto dinamico e le modalità preimpostate nei monitor vanno attivate a discrezione di ogni utente. La verità è che snaturano completamente i colori delle immagini, ma se questo non dispiace, perché non usufruirne?


È l'equilibrio l'ingrediente segreto

"In medio stat virtus" dicevano i latini. Per quanto non si possa applicare al cento per cento questo detto alle considerazioni fatte per i monitor dedicati ai gamer e ai professionisti, è un punto da tenere a mente. La presenza sempre più grande di monitor tuttofare nel mercato non è infatti solo una moda, una tendenza passeggera: al contrario si rivela essere quello che sempre più utenti ricercano in uno schermo. Giocare non significa più sacrificare dei buoni colori, fare editing non comporta il dover avere un secondo monitor per giocare: si possono trovare infatti molti monitor TN con DeltaE paragonabile a monitor professionali, o IPS con un input lag addirittura minore della controparte TN, con tanto di adaptive sync e alto refresh rate.

Che il vostro scopo sia giocare a tornei internazionali, fare photo editing per un'importante azienda del settore o semplicemente godersi contenuti multimediali sdraiati sul divano, avete solo l'imbarazzo della scelta. Con questo articolo speriamo di avervi chiarito le idee su cosa cercare, dato che perdersi nell'oceano dei monitor è quanto di più facile si possa fare non appena si viene catapultati in questo mondo. Ora sapete cosa guardare e cosa no, sapete che le specifiche non sono mai uguali alla realtà e conoscete il vero valore di una recensione. Non vi resta che godervi il prossimo nuovo monitor.
 
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