DOMANDA Acquisto microcamera

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vbs

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#1
Ciao!

Non sapendo quale sezione del forum sia la più adatta, chiedo qui...

Devo acquistare una microcamera per videosorveglianza (separata dall'impianto DVR esistente) da puntare su un registratore di cassa in quanto cominciano a notarsi discrepanze tra l'incasso ed il totale della chiusura...

Sarei stato propenso ad acquistare questa, ma non è che mi convince troppo: https://www.amazon.it/videocamera-Microcamera-microtelecamera-Videocamera-sorveglianza/dp/B07SV2XQL8

Siccome non sono un esperto, chiedo a voi se magari c'è qualcosa di meglio e non spendere una cifra esagerata...l'unica cosa che interessa di più è la possibilità di guardare le registrazioni senza togliere la microSD.

Cosa potete consigliarmi?
Grazie infinite!
 

Blume

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#2
Ciao!

Non sapendo quale sezione del forum sia la più adatta, chiedo qui...

Devo acquistare una microcamera per videosorveglianza (separata dall'impianto DVR esistente) da puntare su un registratore di cassa in quanto cominciano a notarsi discrepanze tra l'incasso ed il totale della chiusura...

Sarei stato propenso ad acquistare questa, ma non è che mi convince troppo: https://www.amazon.it/videocamera-Microcamera-microtelecamera-Videocamera-sorveglianza/dp/B07SV2XQL8

Siccome non sono un esperto, chiedo a voi se magari c'è qualcosa di meglio e non spendere una cifra esagerata...l'unica cosa che interessa di più è la possibilità di guardare le registrazioni senza togliere la microSD.

Cosa potete consigliarmi?
Grazie infinite!
https://www.investigatu.com/home/435-microcamera-k6-1080p-dvr.html
 

genesi74

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#3
Per quale motivo separata dall'impianti di videosorveglianza già esistente? sè mi dici anche il modello del dvr/nvr o ibrido vedrò di suggerirti qualcosa di adatatto e di specifico.

La telecamera la puoi installare direttamente sull'impianto già esistente, e poi eventualmente fare in modo che non sia visibile a schermo (maschermento) ma continua registrare normalmente, ovviamente password (admin/tua) rende visibile la telecamera e permette di accedere alle registrazioni, password (utente) non la rende accessibile sì può fare su tutti i dvr anche di vecchia generazione (quelli seri ovviamente).
In commercio si trovano varie telecamere di tipo pin-hole da 2mpx (1920x1080) sia per cavo coax che ip (non poe ovviamente) le puoi nascondere dove vuoi sono 2,5cm x 2,5cm alimentazione 12v il foro da fare per far uscire l'obbietivo è di 2mm.
Nel limite del possibile, evitate di usare robe wi-fi per cose "serie" ed affidarsi a prodotti filo di comprovata affidabilità.;)

esempio
 
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vbs

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#4
Chiedo venia per la tarda risposta...casini sul lavoro :-(

Ciao Blume, ti ringrazio per la segnalazione. Purtroppo è un po' fuori dal budget...magari chiedo io l'impossibile :D

Per quale motivo separata dall'impianti di videosorveglianza già esistente? sè mi dici anche il modello del dvr/nvr o ibrido vedrò di suggerirti qualcosa di adatatto e di specifico.

La telecamera la puoi installare direttamente sull'impianto già esistente, e poi eventualmente fare in modo che non sia visibile a schermo (maschermento) ma continua registrare normalmente, ovviamente password (admin/tua) rende visibile la telecamera e permette di accedere alle registrazioni, password (utente) non la rende accessibile sì può fare su tutti i dvr anche di vecchia generazione (quelli seri ovviamente).
In commercio si trovano varie telecamere di tipo pin-hole da 2mpx (1920x1080) sia per cavo coax che ip (non poe ovviamente) le puoi nascondere dove vuoi sono 2,5cm x 2,5cm alimentazione 12v il foro da fare per far uscire l'obbietivo è di 2mm.
Nel limite del possibile, evitate di usare robe wi-fi per cose "serie" ed affidarsi a prodotti filo di comprovata affidabilità.;)

esempio
Genesi74, purtroppo non posso impegnare il DVR già esistente per il semplice motivo che tutti i canali sono occupati dalle altre telecamere (esterno, interne, retro ecc..) e quindi non c'è alcun slot libero per un'altra telecamere (altrimenti avrei già risolto da un bel po').

Per essere chiaro, l'impianto non è il mio ma del bar davanti al mio ufficio e spesso i dipendenti non battono lo scontrino con ovvie conseguenze sia sull'incasso (mettono in tasca propria) che sul rischio di multe in caso di controlli (una situazione un po' complicata coi dipendenti che non hanno capito che fare lo scontrino è incluso negli studi di settore).

Ecco, la situazione in pratica sarebbe "minima spesa, massima resa", ovvero quello che costa meno, da sincronizzare come orario con il DVR, in modo da avere una prova diciamo "separata" ma che sia anche inglobata col DVR che tratti le operazioni bancone+cassa (il bancone è coperto da una telecamera del DVR, ma per onor di sincronia dovrei coprire con quest'altra mini-cam una posizione del bancone e le operazioni sulla cassa).

Avevo già consigliato di cambiare DVR e prenderne uno a più canali degli attuali, ma la risposta datami è stata del tipo "tra fornitori e balle varie se devo cambiare anche la videosorveglianza mi partono troppo"....

Ecco, forse adesso è più chiaro :giggle:
 

genesi74

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#5
Chiedo venia per la tarda risposta...casini sul lavoro :-(



Ciao Blume, ti ringrazio per la segnalazione. Purtroppo è un po' fuori dal budget...magari chiedo io l'impossibile :D




Ecco, forse adesso è più chiaro :giggle:
Consiglio caldamente di cancellare ,una parte di questo post (quella dei dipendent,scontirni ecc..i) che viola il regolamento anche in materia di videosorveglianza/privacy e non aggiungo altro.;)

Visto, l'argomento delicato, posso suggerirti di fare una cosa "a regola d'arte", cioè installare un sistema videosorveglianza vero e proprio con tanto di cartelli, ben visibile, diciamo con funzione anche deterrente, con tutti i permessi ecc....
 
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Blume

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#6
@vbs
Le installazione degli impianti di sorveglianza sul posto di lavoro, sono regolamentati, anche se gli stessi sono disposti per la prevenzione di furti da parte dei dipendenti.
La loro installazione deve essere giustificata per la tutela del patrimonio Aziendale e per la sicurezza del personale, serve l'intervento dell'ispettorato del lavoro ed il consenso delle sigle sindacali ove ve ne fossero
In merito a se si può riprendere o meno il dipendente intento nella sua mansione lavorativa, va dimostrato che la necessità e data solo ai fini di sicurezza sul lavoro, mentre per prevenire i furti o i comportamenti illeciti da parte dei dipendenti, ti lascio una lettura.
La visione delle immagini va fatta con la presenza dei sindacati, se ce ne fossero, oppure con le autorità competenti, hanno un lasso ti tempo per la loro custodia su supporti elettronici mi pare massimo 72 ore dopo di che si dovranno cancellare o sovrascrivere con nuove riprese.
Fino a dove si può spingere il datore di lavoro per scoprire i dipendenti che rubano? Può utilizzare le telecamere? Può valersi di investigatori privati all’interno dell’azienda per fare filmati o altri tipi di ispezione? Può valersi di falsi clienti per verificare, attraverso la testimonianza di questi, se il dipendente sta commettendo reati (come ad esempio la mancata emissione di scontrini per incassare il contante)? Il delicato problema dei controlli sui dipendenti impegna spesso le aule giudiziarie e non poche volte i giudici hanno fornito contrastanti versioni proprio in materia di utilizzo delle telecamere di videosorveglianza per monitorare ciò che fanno i lavoratori. Dell’argomento si è occupata, proprio di recente, la Cassazione [1] con una sentenza che costituisce un vero e proprio vademecum per spiegare come il datore di lavoro può scoprire i dipendenti che rubano. Ma procediamo con ordine.

Il problema di fondo deriva da quella norma dello Statuto dei lavoratori [2] che, come noto, vieta i controlli a distanza sui dipendenti se tali controlli possono servire a monitorare la qualità della prestazione lavorativa svolta. Gli unici casi in cui le telecamere possono puntare i loro occhi sui lavoratori è quando servono per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale, ma comunque solo previo accordo con i sindacati.

Così ci si è chiesto: se la videosorveglianza può essere utilizzata per prevenire il rischio di furti o rapine da parte di terzi malintenzionati (si pensi alle telecamere di sicurezza in una banca o in un ufficio postale), può essere usata invece per controllare l’eventuale dipendente che ruba se il datore ha il sospetto che ciò stia accadendo? Facciamo un esempio per comprendere meglio come stanno le cose e come il datore di lavoro può scoprire i dipendenti che rubano.

Immaginiamo che il titolare di un bar si accorga di un calo degli incassi improvviso e ingiustificato. Così, dopo aver avuto la soffiata da qualche cliente, matura la convinzione che il problema sia dovuto al cassiere il quale, invece di emettere gli scontrini (e, quindi, “contabilizzare” i ricavi), trattiene il contante per sé e lo nasconde al datore. Quest’ultimo, così, per procurarsi le prove del misfatto, incarica un’agenzia investigativa la quale posiziona una telecamera puntata contro la cassa per smascherare il dipendente infedele. Così avviene; così scatta immediato il licenziamento per giusta causa. Ma il dipendente – con una certa dose di faccia tosta – impugna il licenziamento sostenendo che le prove così acquisite sono illegittime in quanto l’uso della telecamera poteva avvenire solo se concordato con i sindacati e, comunque, non per finalità di controllo della sua attività. Chi ha ragione nel caso di specie? La soluzione della Cassazione potrà sorprendere.




La telecamera puntata contro il dipendente per scoprire se questi ruba o meno non è legale se installata senza il consenso dei sindacati. Si tratta, infatti di una verifica dell’attività lavorativa proibita al datore di lavoro. I filmati acquisiti dall’agenzia investigativa, per quanto smascherino il dipendente mentre si appropria di denaro o altri beni aziendali, non possono essere utilizzati.

Nell’esempio di prima, la modalità e gli strumenti di controllo utilizzati dal datore di lavoro o il ricorso da parte dell’ispettore privato all’uso di una telecamera mirato a monitorare costantemente il comportamento in servizio dei lavoratori di volta in volta addetti alla vendita, è da considerarsi finalizzato alla «verifica dell’attività lavorativa, piuttosto che alla salvaguardia del patrimonio aziendale». Finalizzazione, questa, che impone il rispetto delle prescrizioni di legge relative al controllo a distanza.

A questo punto, se l’uso «a sorpresa» della telecamera o dell’investigatore privato è vietato, ci si può legittimamente chiedere come può il datore di lavoro scoprire i dipendenti che rubano?

Due le soluzioni. La prima è quella di eventuali testimonianze di colleghi che abbiano assistito all’illecito: le loro dichiarazioni possono essere utilizzate per incolpare il collega scorretto (sul punto leggi Se il collega fa la spia la testimonianza è valida?). La seconda soluzione è quella del finto cliente. In sostanza, anziché filmare i lavoratori, il datore di lavoro può effettuare un controllo a campione attraverso la simulazione di un acquisto da parte del personale ispettivo che si presenti alla cassa in veste di cliente, verificando se al mancato rilascio dello scontrino corrisponde il trattenimento del relativo prezzo incassato.

Sentenza:
Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 15 febbraio – 24 maggio 2017, n. 13019

Presidente Napoletano – Relatore De Marinis

Fatti di causa

Con sentenza del 16 ottobre 2014, la Corte d’Appello di Messina, in parziale riforma della decisione resa dal Tribunale di Messina ed in accoglimento della domanda riproposta in via incidentale in sede di gravame, estendeva alla condanna al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali la pronunzia con cui il primo giudice accoglieva la domanda proposta da C.F. , poi deceduto e sostituito da A.C.F. , in proprio e quale esercente la potestà sulla minore C.G.C. , nella loro qualità di eredi, nei confronti dell’Ancora S.r.l., avente ad oggetto la declaratoria di illegittimità del licenziamento disciplinare intimato al C. per aver incassato senza versarlo alla Società il corrispettivo dei prodotti venduti quale banconista a bordo delle navi traghetto Caronte e Tourist S.p.A. in servizio sullo stretto di (…).

La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto illegittime le modalità del controllo operato dalla Società, non potendo questo qualificarsi come difensivo in quanto riferito direttamente all’attività del dipendente con conseguente inutilizzabilità degli elementi acquisiti; non provato l’addebito per gli episodi residui, potendo ascriversi al lavoratore l’irregolarità relativa all’emissione di un unico scontrino per il totale dell’incasso e non per singola merce venduta, ma non l’appropriazione di parte dell’incasso, non verificabile in difetto di riscontri tra la merce venduta e quella residuata e, comunque, non desumibile dalle dichiarazioni del lavoratore; sproporzionata la sanzione espulsiva irrogata rispetto al comportamento omissivo emerso, ovvero la mancata emissione dello scontrino per ogni singolo acquisto; dovuta la regolarizzazione della posizione previdenziale ed assicurativa.

Per la cassazione di tale decisione ricorre la Società, affidando l’impugnazione a quattro motivi, cui resiste, con controricorso, la Società. Entrambe le parti hanno presentato memoria.

Ragioni della decisione

Con il primo motivo, la Società ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione degli artt. 2119 c.c. e 1 e 3 L. n. 604/1966, imputa alla Corte territoriale l’omessa valutazione, ai fini del giudizio circa la ricorrenza dell’invocata giusta causa di recesso, della circostanza del reiterato omesso rilascio dello scontrino al cliente all’atto della vendita della merce e dell’incasso del corrispettivo da parte del lavoratore.

La violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. è dedotta nel secondo motivo in relazione all’omessa pronuncia in ordine alla rilevata distinta modalità fraudolenta di appropriazione dell’incasso della merce venduta data dal rimpiazzo delle merce con altra acquistata direttamente ed a minor costo aliunde, rispetto alla quale risulta in conferente la motivazione resa dalla Corte territoriale.

La violazione e falsa applicazione dell’art. 4, L. n. 300/1970 è predicata nel terzo motivo in relazione alla ritenuta illegittimità del controllo a distanza effettuato da un’agenzia investigativa e diretta, a detta della Società ricorrente, a tutela del proprio patrimonio.

La violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c. è dedotta nel quarto motivo in relazione alla ritenuta inutilizzabilità a fini probatori del materiale registrato.

Nell’esaminare il ricorso, è opportuno prendere le mosse dal terzo e quarto motivo, che, in quanto entrambi intesi a censurare, sotto il profilo della violazione di legge e dell’error in procedendo, la statuizione della Corte territoriale in ordine all’inutilizzabilità delle riprese filmate effettuate dall’agenzia investigativa ai fini della prova dell’addebito contestato, concernete – si badi – l’appropriazione da parte del lavoratore del corrispettivo incassato per la vendita dei prodotti per i quali non aveva emesso lo scontrino, possono essere qui trattati congiuntamente.

Ebbene, i predetti motivi devono ritenersi infondati, atteso che la modalità e gli strumenti di controllo autorizzati dalla Società datrice, ovvero il ricorso da parte dell’agenzia investigativa all’uso di una telecamera mirato a monitorare costantemente il comportamento in servizio dei lavoratori di volta in volta addetti alla vendita, in luogo di un controllo a campione realizzato attraverso la simulazione di un acquisto da parte del personale ispettivo che si presenti alla cassa in veste di cliente, verificando direttamente se al mancato rilascio dello scontrino a fronte della vendita del prodotto corrisponda effettivamente il trattenimento del relativo prezzo incassato, sorreggono ampiamente la valutazione della Corte territoriale circa la finalizzazione del controllo alla verifica dell’attività lavorativa, piuttosto che alla salvaguardia del patrimonio aziendale, finalizzazione che impone il rispetto delle prescrizioni di legge relative al controllo a distanza, in difetto del quale deve escludersi, come correttamente ha ritenuto la Corte territoriale, l’utilizzabilità a fini probatori degli elementi illegittimamente acquisiti.

Ciò posto, ne discende l’infondatezza anche del primo e del secondo motivo, non valendo il tentativo della Società ricorrente di porre l’accento sulla rilevanza, in sé (primo motivo) e quale mezzo per l’attuazione di azioni fraudolente, ulteriori e distinte dal trattenimento dell’incasso, in danno della Società (secondo motivo), della diversa irregolarità riscontrabile a carico del lavoratore, data dal mancato rilascio dello scontrino all’atto di ogni singolo acquisto, ad inficiare la conclusione cui perviene la Corte territoriale, che risulta congruamente motivata sul piano logico e giuridico, con riferimento al difetto di prova dell’addebito contestato, rappresentato dall’appropriazione dell’incasso, ma altresì in relazione alla sproporzione tra la sanzione espulsiva irrogata e la condotta consistita nella mancata emissione dello scontrino per ogni singolo acquisto, affermata in relazione alla ritenuta non intenzionalità di tale inadempimento, desunta dalla circostanza per cui il lavoratore comunque a fine turno provvedeva alla contabilizzazione del venduto mettendo la Società in condizioni di verificare la corrispondenza tra l’incassato e il venduto, valutazione, questa, che, tra l’altro, non è stata qui fatta oggetto di specifica censura da parte della Società ricorrente.

Il ricorso va dunque rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità nei confronti della sola parte costituita, che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi, oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.
 
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genesi74

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#7
@vbs
Le installazione degli impianti di sorveglianza sul posto di lavoro, sono regolamentati, anche se gli stessi sono disposti per la prevenzione di furti da parte dei dipendenti.
La loro installazione deve essere giustificata per la tutela del patrimonio Aziendale e per la sicurezza del personale, serve l'intervento dell'ispettorato del lavoro ed il consenso delle sigle sindacali ove ve ne fossero
In merito a se si può riprendere o meno il dipendente intento nella sua mansione lavorativa, va dimostrato che la necessità e data solo ai fini di sicurezza sul lavoro, mentre per prevenire i furti o i comportamenti illeciti da parte dei dipendenti, ti lascio una lettura: Qui
La visione delle immagini va fatta con la presenza dei sindacati, se ce ne fossero, oppure con le autorità competenti, hanno un lasso ti tempo per la loro custodia su supporti elettronici mi pare massimo 72 ore dopo di che si dovranno cancellare o sovrascrivere con nuove riprese.
Tutto corretto, poi ci sono casi particolari, in cui queste leggi vengono diciamo interpretate in maniera differente, puoi anche fare in altri modi come suggerito in lacuni commenti, riprendere solo l'area interessata dal furto in maniera mirata e precisa....in linea di massima, opterei per una soluzione piu' "semplice", seugire le regole e "vincere facile":D
 
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vbs

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#8
@genesi74 , @Blume

Grazie per i vostri consigli. Dal punto di vista legale diciamo che sarebbe tutto a posto per due semplici motivi: esiste già un sistema di videosorveglianza con tutti i permessi, cartelli e burocrazia del caso e - nel caso di irregolarità da parte di clienti o staff - a 50mt di distanza c'è la caserma dei carabinieri che svariate volte è stata chiamata in causa per la visione e certificazione delle riprese. Ovviamente in tutte le volte che si sono riscontrati problemi non c'è stato un seguito in azioni legali, in quanto "bonariamente" le persone che hanno creato casini sono state richiamate proprio dalle ff.oo. in modo da permettere una chiusura civile tra le parti (non c'è stato più motivo di fare una denuncia).

Adesso, i casi da valutare sarebbero:
- ampliamento delle riprese con una telecamera slegata dal DVR esistente, ma sincronizzata
- ampliamento di tutto l'impianto di videosorveglianza da 4 a 8 canali con l'ovvia spesa tra un nuovo DVR ed una telecamera aggiuntiva (spesa sui 350€, salvo incompatibilità delle telecamere esistenti)
- lasciare l'impianto attuale, spostando la posizione di una delle telecamere, con lasciare una zona scoperta (imho sconsigliabile)

Ecco, per questi motivi più quelli elencati nel mio post prima avrei proposto una mini-cam da pochi euro.

Per quanto riguarda il discorso privacy / regolamento, chiedo venia anche se non ho fatto in nome del locale e nemmeno la provincia / città ecc, anonimizzando il più possibile i dettagli (nel caso, sentitevi liberi di modificare il post a dovere). :giggle:
 

vbs

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#10
https://www.corrierecomunicazioni.i...nza-cambiano-le-norme-cosa-devono-le-aziende/
https://www.agendadigitale.eu/sicur...a-le-regole-privacy-e-del-diritto-del-lavoro/

@vbs Ma il tuo già esistente impianto è autorizzato? informati meglio, utilizza gli organi competenti per capire cosa puoi fare e cosa non puoi fare, solo cosi facendo non avrai problemi.
Ripeto come prima: l'impianto esistente è autorizzato con tutte le cose burocratico-amministrative in regola, i dipendenti / staff sono a conoscenza dell'esistenza, modalità ed i fini delle riprese con tanto di accettazione a termini di legge all'atto della firma del contratto del lavoro. Tutte le volte che sono intervenuti i carabinieri hanno chiesto la documentazione inerente all'impianto (figurati se non avrebbero fatto il c. al proprietario! :frusta ). Ti dico di più, una delle telecamere esterne ha una specie di protezione davanti in modo da non riprendere 0,5 mt oltre una recinzione adiacente di un cortile privato, come da indicazioni del legale.

Quello a cui fanno riferimento i tuoi link sono soprattutto impianti presenti in aziende con tanto di rappresentanza sindacale ed affini, ovvero oltre un certo numero di dipendenti e con una forma societaria / capitalizzazione diversa da quella espressa nei miei post precedenti (ovvio che in quei casi devi "parlare" col sindacalista di turno)... nel mio caso parliamo di un bar-ristorante con 2-3 dipendenti che si alternano in base al carico di lavoro.

PS: Grazie comunque dell'interessamento dal punto di vista legislativo! :giggle:
 

Blume

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#11
Ripeto come prima: l'impianto esistente è autorizzato con tutte le cose burocratico-amministrative in regola, i dipendenti / staff sono a conoscenza dell'esistenza, modalità ed i fini delle riprese con tanto di accettazione a termini di legge all'atto della firma del contratto del lavoro. Tutte le volte che sono intervenuti i carabinieri hanno chiesto la documentazione inerente all'impianto (figurati se non avrebbero fatto il c. al proprietario! :frusta ). Ti dico di più, una delle telecamere esterne ha una specie di protezione davanti in modo da non riprendere 0,5 mt oltre una recinzione adiacente di un cortile privato, come da indicazioni del legale.

Quello a cui fanno riferimento i tuoi link sono soprattutto impianti presenti in aziende con tanto di rappresentanza sindacale ed affini, ovvero oltre un certo numero di dipendenti e con una forma societaria / capitalizzazione diversa da quella espressa nei miei post precedenti (ovvio che in quei casi devi "parlare" col sindacalista di turno)... nel mio caso parliamo di un bar-ristorante con 2-3 dipendenti che si alternano in base al carico di lavoro.

PS: Grazie comunque dell'interessamento dal punto di vista legislativo! :giggle:
Occorre considerare il fatto che il consenso espresso nell'ambito del rapporto di lavoro ha una valenza limitata, poiché la libera volontà dei collaboratori è condizionata dal rapporto di subordinazione.
I lavoratori, o i loro rappresentanti, hanno inoltre il diritto di essere consultati e devono essere informati prima dell'installazione di un impianto di videosorveglianza, obbligo di informare fondato sul principio della trasparenza.
 

vbs

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#12
Occorre considerare il fatto che il consenso espresso nell'ambito del rapporto di lavoro ha una valenza limitata, poiché la libera volontà dei collaboratori è condizionata dal rapporto di subordinazione.
I lavoratori, o i loro rappresentanti, hanno inoltre il diritto di essere consultati e devono essere informati prima dell'installazione di un impianto di videosorveglianza, obbligo di informare fondato sul principio della trasparenza.
Questo è ovvio! Quando ho detto "all'atto della firma del contratto" era per semplificare il discorso. Comunque prima della firma del contratto di lavoro sono messi a conoscenza del fatto che esiste un impianto di videosorveglianza. Non so come definirlo in legalese, ma è un documento pre-contratto con tanto di riferimenti alla privacy ecc ecc al quale si fa' ulteriore riferimento nel contratto (la firma di entrambi i documenti non viene fatta nello stesso momento, ovvero: prima ti informo su tutto -sia videosorveglianza che altre cose interne al locale- e solo dopo aver letto, capito ed acconsentito a tali regole possiamo firmare il vero contratto)...

Comunque l'avvocato che segue la parte legislativa inerente al locale ha preparato tutto "a puntino" ed ogni tanto manda qualche aggiornamento tipo "a partire dalla data X devi usare questa modulistica perché è stato introdotto-modificato-abrogato l'articolo _num_ legge _num_ / emanata la circolare _num_ da parte di _ente_" e ti assicuro che è uno molto attento nel suo lavoro. :giggle: (talmente precisino che ha espressamente indicato di coprire una porzione della telecamera esterna della dispensa per non invadere la privacy del vicino -il quale è del tipo "ma tranquilli, chi se ne'! anzi, sarei più sicuro anche io"- ed è venuto a vedere ed accertarsi che non viene ripreso oltre quel mezzo metro dal recinto).
 

Blume

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#13
Questo è ovvio! Quando ho detto "all'atto della firma del contratto" era per semplificare il discorso. Comunque prima della firma del contratto di lavoro sono messi a conoscenza del fatto che esiste un impianto di videosorveglianza. Non so come definirlo in legalese, ma è un documento pre-contratto con tanto di riferimenti alla privacy ecc ecc al quale si fa' ulteriore riferimento nel contratto (la firma di entrambi i documenti non viene fatta nello stesso momento, ovvero: prima ti informo su tutto -sia videosorveglianza che altre cose interne al locale- e solo dopo aver letto, capito ed acconsentito a tali regole possiamo firmare il vero contratto)...

Comunque l'avvocato che segue la parte legislativa inerente al locale ha preparato tutto "a puntino" ed ogni tanto manda qualche aggiornamento tipo "a partire dalla data X devi usare questa modulistica perché è stato introdotto-modificato-abrogato l'articolo _num_ legge _num_ / emanata la circolare _num_ da parte di _ente_" e ti assicuro che è uno molto attento nel suo lavoro. :giggle: (talmente precisino che ha espressamente indicato di coprire una porzione della telecamera esterna della dispensa per non invadere la privacy del vicino -il quale è del tipo "ma tranquilli, chi se ne'! anzi, sarei più sicuro anche io"- ed è venuto a vedere ed accertarsi che non viene ripreso oltre quel mezzo metro dal recinto).
Bene, per cui se sei seguito, qui mi pare si possa anche chiudere il discorso, onde evitare che si possa commettere un qualche illecito involontario con qualche consiglio non idoneo.
Saremo comunque disponibili ad altri tipi di consigli, di natura tecnica e meno legislativa su un tema cosi delicato.

Chiudo.
 
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